La gente di Bali sembra essere in una dimensione senza tempo. Non intendo che sia un popolo fuori dal tempo, dal progresso tecnologico o dalla progressiva “occidentalizzazione” della vita. Tutt’altro!

A Bali conoscono bene la modernità e non ne disdegnano i benefici.

Nonostante ciò, non  sono disposti a  rinunciare alla loro cultura e alle loro tradizioni. Quello  che si  scruta  percorrendo  le strade tortuose e affollate dei villaggi è uno scenario affascinante: decine  di scooter invadono le   strade con a bordo gente con sgargianti abiti tradizionali in bianco o in giallo, impreziositi da ricami e damaschi; artigiani che usano il cemento per  le imponenti statue delle divinità e dei guardiani del tempio, modellando e scolpendo a mani nude ogni pezzo quando è ancora fresco; abitazioni appena  realizzate paragonabili  per maestosità e splendore a  secolari templi  indù  disseminati in tutto il territorio.

Contraddizioni  solo apparenti, che a bali vivono un equilibrio magico senza tempo. Nulla è fuori posto, nulla di ciò che era nel passato sembra  sia stato perduto oggi. Una memoria  collettiva che  viene tramandata di generazione in generazione, senza che il tempo possa scalfirla veramente!.

Il popolo indù crede nel Karma, se hai fatto del bene nella tua vita presente,  riceverai  bene nelle vite future. Forse questa è loro più grande forza; sono spinti da un’energia interiore, qualcosa che li rende invulnerabili alla tristezza, allo sconforto, alla negatività. Più mi addentro nel  loro mondo, più  questa energia diventa  percepibile: un’aurea di positività che li avvolge e li protegge.

Per purificarsi dai mali della loro vita, gli indù  si  immergono con un preciso rituale nell’acqua sacra che sgorga dalle tredici fonti delle vasche del tempio, lasciando che l’acqua purifichi le loro anime e lavi via i peccati che,  una volta depositatesi sul fondo delle vasche, vengono divorati dai numerosi pesci presenti.

I fedeli intorno ci osservano con il loro solito sorriso contagioso; alcuni ci spiegano meglio come compiere il rito, altri ci invitano a seguirli.

E’ il nostro turno.

Uno, due, tre sorsi d’acqua.

Uno, due, tre volte il lavaggio del viso.

Uno, due, tre volte l’immersione del capo.

Avanti alla prossima fonte!

Emanuela e Tommaso