Una volta erano beduini nomadi  nel deserto dell’Arabia. Quelli che abitavano nei villaggi (risalenti al 1800), da cui si sarebbero sviluppate Dubai e Abu Dhabi, avevano scoperto due attività redditizie: la pesca delle perle e la pirateria. Ma dovettero rinunciare alla prima non per essersi stancati di immergersi in apnea con una pinza al naso, bensì  perchè i Giapponesi scoprirono un sistema più economico per ottenere le perle: quello di coltivarle. Quanto alla pirateria, furono gli Inglesi a convincerli a desistere verso la fine del 1800, facendone un proprio protettorato. L’indipendenza, insieme alla nascita dei 7 Emirati Arabi Uniti, è recente: risale al 1972. La semplice vita delle tribù è riprodotta in vari musei, non ho trovato nessun riscontro dell’attività dei pirati, forse perché i panni sporchi è meglio lavarli in casa.

La svolta avvenne negli anni ’50- ’60, quando fu scoperto il petrolio e si sa: li dinari fannu veniri la vista a l’orviu A quel punto lo sceicco – padre della patria – si fece un giro in Occidente per capire come poter passare dalla tenda al grattacielo. Dall’Occidente, e in particolare dagli Stati Uniti, prese a piene mani la tecnologia, l’amore per il grandioso, e il desiderio di modernità. Così nel giro di pochi anni i due villaggi di beduini si sono trasformati nelle attuali metropoli.

Abu Dhabi, rispetto a Dubai, sembra sorta con maggiore gradualità e dà l’impressione di aver mantenuto un legame più stretto con le radici culturali islamiche.

Abbiamo visitato la grandiosa moschea Sheikh Zayed

E l’avveniristico museo del Louvre, che contiene opere d’arte (minori) delle principali culture del mondo, oltre all’Heritage Village, che rievoca le tradizioni locali e il Ferrari World, col circuito di formula 1.

Dubai fa bella mostra dei suoi grattacieli, che abbiamo ammirato di notte, di giorno, dall’alto e dal basso

Dubai sembra nata, come dice mia moglie, più per stupire, che per servire. Immaginate una Manhattan che sia sorta non nel corso di qualche secolo, come è avvenuto a New York, ma nel giro degli ultimi vent’anni: i grattacieli spuntano come funghi. Sembra che si siano riproposti di battere il maggior numero possibile di primati. La guida ha ripetuto ad ogni piè sospinto: “il più grande al mondo”.Ci sono: il grattacielo più alto del mondo, il Burj Khalifa (m. 828), l’anello più grande e pesante (64 kg) che verrebbe largo pure alla zampa di un elefante, il centro commerciale più esteso (220.000 mq), la ruota più alta, ecc

Hanno costruito la Dubai Frame (cornice) per consentire di ammirarne l’altezza dal basso e impressionarsi nel camminare in alto su una passerella trasparente sospesa a 150 metri.

Hanno creato un’intera isola artificiale, The Palm per accrescere la superficie delle spiagge e degli alberghi, determinando un’alterazione delle correnti che ha causato altrove l’erosione delle spiagge naturali. Sembra che l’isola si abbassi di alcuni centimetri all’anno. Hanno realizzato una pista da sci in un centro commerciale. Della tradizione islamica sembra siano rimaste solo le moschee.

Della modernizzazione e della cultura occidentale sembra che abbiano preso soprattutto la sindrome da onnipotenza tecnologica, ma non anche i concetti di democrazia, uguaglianza, giustizia sociale. La guida ha ripetuto spesso che sono tolleranti. In effetti nel centro commerciale Mall of Emirates abbiamo visto un balletto cinese nell’ambito dei festeggiamenti del capodanno cinese.

Come il primo di gennaio hanno festeggiato il nostro capodanno e come si atterranno al ramadan. Hanno istituito il ministero della felicità e della tolleranza.

Gli Emirati sono retti a monarchia assoluta e la volontà dello sceicco è legge. Accolgono a braccia aperte gli investitori e i turisti stranieri che portano soldi. Accolgono gli immigrati  che gli servono. Per i lavori più umili essi vengono dall’India e dal Pakistan, guadagnano non più di 800 E al mese, devono pagarsi tutti i servizi, e, considerando che gli affitti superano i 2.000 E., vivono almeno in 4 in una stanza e non possono portarsi dietro la famiglia; ne consegue che i maschi costituiscono i 2/3 della popolazione. Al di sopra della massa dei lavoratori senza diritti sta la minoranza degli Emiratini (meno del 20%) che gode di tutti i diritti e di un generoso welfare state. Le donne sembra che siano più emancipate che in molti altri paesi arabi, ma hanno lo stesso poco da stare allegre, dato che il diritto di famiglia è regolato dalla legge coranica.

Il viaggio è stato piacevole e stimolante; non abbiamo avuto il tempo di annoiarci; non abbiamo percepito alcun senso di insicurezza, perché, a detta della guida, lo sceicco vigila costantemente sulla sicurezza del suo territorio. Sono state compiute varie esperienze piacevoli,  come la cena a bordo della tipica imbarcazione locale ( il dhow) in navigazione sul canale Dubai Creek, l’osservazione delle fontane danzanti, l’escursione nel deserto a bordo di fuoristrada caracollante sulle dune di sabbia, con incluse cena e spettacolo, seduti per terra su sottili cuscini a mo’ di autentici beduini. La guida è stata simpatica, brava nell’animazione e  nella gestione dei tempi, ma sembra che abbia avuto come obbligo contrattuale quello di esaltare a proposito e più spesso a sproposito sceicchi ed emirati. Maria grazia ha svolto in modo egregio il ruolo di “pastora”, o meglio, affinchè noi non passiamo per “pecore”, quello di “angelo custode”.

Il gruppo è stato coeso, collaborativo e divertente.

 

Logicamente quanto sopra rappresenta l’opinione mia e di mia moglie,ma è possibile che altri se ne siano fatta una completamente diversa. Quanto sia determinante il punto di vista adottato lo dimostra la seguente immagine in cui il fanale sulla sinistra, alto non più di 40 cm, sembra uguale al grattacielo più alto al mondo.

Stefano Milotta